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Ravello festeggia la Madonna del Carmine: storia di un culto secolare

Scritto da (Redazione), martedì 16 luglio 2019 09:00:58

Ultimo aggiornamento martedì 16 luglio 2019 12:25:25

di Salvatore Amato

Anche quest'anno, il 16 luglio, presso la chiesa di Santa Maria a Gradillo, la Confraternita del SS. Nome di Gesù e della Beata Vergine del Monte Carmelo, fondata il 1° giugno del 2008, celebrerà, insieme alla comunità ravellese, la festa della Madonna del Carmine, uno dei culti più popolari dell'Europa moderna.

Alle 19,00 Santo Rosario e Coroncina, seguirà, alle 19,30, la Santa Messa e la processione del simulacro della Beata Vergine per la Chiesa di Santa Maria a Gradillo e Piazza Fontana.

Nel Seicento, tale devozione raggiunse in Costa d'Amalfi una diffusione senza precedenti, di cui sono testimonianza ancora oggi numerose chiese, cappelle e confraternite. I primi luoghi di culto carmelitani ravellesi risalgono agli inizi del secolo e furono fondati da ecclesiastici e da laici, come, nel 1602, la cappella del Carmine nella chiesa di San Pietro alla Costa, che si deve all'iniziativa del castellano spagnolo della Torre dello Scarpariello, Damiano Gonzalez. L'altare venne edificato lungo la navata destra, ed era sormontato da un dipinto con l'immagine della Madonna e dei SS. Cosma e Damiano, e ai loro piedi il fondatore con la consorte Adriana Fenice. Dopo qualche anno, vi istituirono anche un Monte di Maritaggi, che sosteneva materialmente le giovani ragazze ravellesi, che non avevano una dote e dovevano contrarre matrimonio. Vi era l'onere di una messa da celebrarsi il mercoledì, come da giuramento fatto dal rettore della chiesa e come risulta da un atto notarile redatto dal notaio Emilio Mandina. Vi si celebrava solennemente la festa della Madonna del Carmine il 16 luglio con i vespri e la santa messa.

Nel 1604, questa volta per volontà del dotto ecclesiastico Francesco Frezza, Arcidiacono del Capitolo della Cattedrale, Vicario Generale della Diocesi di Ravello e Dottore in Diritto Civile e Canonico, all'estremità meridionale di Piazza Fontana, anticamente detta Pianello, veniva costruita la chiesa della Madonna del Carmine, oggi sede del Caseificio Staiano. La solenne consacrazione del piccolo tempio si tenne l'11 luglio 1604, alla presenza del nuovo vescovo di Ravello,

Un altare dedicato alla Beata Vergine del Carmine, di patronato della famiglia Fraulo, era presente nella chiesa di San Michele a Torello e un altro, della famiglia Lieto, nella chiesa di San Martino, con l'obbligo di 24 messe annue. Anche nel monastero della SS. Trinità esisteva, dagli inizi del Settecento, una cappella dedicata a Santa Maria del Carmine.

La diffusa presenza di questi luoghi di culto costituì sicuramente la premessa per la nascita di una Confraternita che avesse il fine di venerare la B.V. del Monte Carmelo, ma che al tempo stesso costituisse un valido supporto all'azione sociale della Diocesi di Ravello.

Così, l'8 maggio 1679, come si apprende dal notaio ravellese, di origini napoletane, Domenicoantonio Di Palma, per volontà del Vescovo Saggese e su istanza del Primicerio calabrese Francesco Vito, "i cittadini di Ravello hanno risoluto di erigere una nuova Congrega seu Confraternita nella Chiesa Cattedrale con degnazione di S. Eccellenza Mons. Saggese, acciò in quella possano secondo le loro scritte regole fare tutti quelli esercizi spirituali necessari. L'istituto principale sarà d'imparare la dottrina cristiana alli Figliuoli sotto il titolo e l'auspicio della Beatissima Vergine del Carmine. Perciò supplicano l'E.V. consegnare il luogo dove si avranno a congregare".

Insieme all'approvazione canonica, il vescovo concedesse in perpetuo la Cripta della Cattedrale ove i Confratelli potevano riunirsi. Come segno di sottomissione, ogni anno, il 16 luglio, dovevano offrire una libbra di cera bianca e, nel giorno dell'Assunta, titolare della Cattedrale, fare l'obbedienza, offrendo un fascio di fiori.

La grande devozione che il dotto vescovo Saggese nutriva per la B.V. del monte Carmelo è testimoniata dal fatto che la sua sepoltura ebbe luogo proprio nella Confraternita, come recita l'iscrizione sepolcrale "hoc in oratorio, cuius fuit vivens auctor et fautor humillime tumulato". Dopo due secoli e mezzo, nel 1935, Mons. Ercolano Marini trasferì la Confraternita a Santa Maria a Gradillo (foto a lato) e qui funzionò fino agli anni Sessanta, quando cominciarono i lavori di restauro.

Fu allora che, privata della sede degli incontri e dell'attività associativa, la Confraternita si avviò lentamente al tramonto. Un decreto del Ministro dell'Interno, del 21 luglio 2005, ne sanciva l'estinzione civile, chiudendo formalmente, dopo più di tre secoli, la storia del sodalizio, che pur nei limiti sempre presenti in ogni esperienza umana, certamente non era costituito da semplice espressione esteriore, e non era inteso in senso intimistico o alienante.

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