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Sindaci e podestà a Ravello dal 1861 al 1946

Scritto da (Redazione), martedì 29 gennaio 2019 18:05:35

Ultimo aggiornamento martedì 29 gennaio 2019 18:05:35

di Salvatore Amato

Queste poche righe, che non hanno pretesa di completezza, presentano in maniera sommaria alcune curiosità sugli amministratori comunali di Ravello che hanno attraversato gli 85 anni del Regno d'Italia.

A seguito dell'unificazione italiana, il sindaco di Ravello in carica, Alessio Mansi, di condizione possidente, veniva sostituito, con decreto luogotenenziale del 2 luglio 1861, da Pietro Di Palma, abitante nella località San Pietro alla Costa, di professione muratore.

Gli succedeva, nel novembre dell'anno successivo, l'avvocato Luigi Giordano, nato a Casola da famiglia ravellese e dimorante in Ravello, in località Piazza. Presso la sua residenza dimorava anche il suo successore, il notaio Giuseppe Mansi, che aveva sposato la figliastra Concetta Annarummo.

L'attività del sindaco Giuseppe Mansi si svolgeva dal 1864 al 1870 e, dopo 13 anni, dal 1883 al 1885. Quest'ultimo mandato si poneva a cavallo di quelli compiuti dall' avvocato Giuseppe d'Amato.

Figlio di Don Saverio, usciere di Pretura, e di Irene Mansi, viveva nel quartiere di Torello, nella casa paterna, insieme alle sorelle Mariantonia, Marianna e Marialuisa.

Il 9 maggio del 1888, alle 7.30, l'avvocato Giuseppe d'Amato, si recava a dorso di un asino presso Maiori, attraverso la strada che da Torello conduce a Minori. Appena varcato l'atrio della Cappella di Santa Maria delle Grazie a Paradiso, veniva ferito gravemente da due colpi di fucile e moriva dopo due giorni.

A seguito della morte del D'Amato, veniva nominato a sindaco il commerciante minorese Ambrogio Camera, che nel 1876 aveva acquisito dagli eredi di Pietro Sasso il complesso abitativo oggi sede del Palazzo Avino. Il suo mandato terminava nel 1895 e l'anno successivo, dopo una lunga carriera nell'amministrazione comunale, toccava ad Antonio Mansi, figlio del notaio Giuseppe Mansi. Entrato nel Comune di Ravello nel settembre 1861 in qualità di segretario, occupava tale incarico fino all'anno 1887. Dall'anno successivo divenne assessore con delega allo Stato Civile, fino alla nomina a sindaco nel 1896.

In apertura di un registro degli atti di morte, lasciava testimonianza delle sue doti poetiche, attraverso il sonetto dal titolo latino: "Mors invicta tenet subdita unita", datato 1 gennaio 1886. Nei versi, mentre ricordava quanti nomi erano stati scritti nel volume, si chiedeva chi un giorno avrebbe riportato il suo.

Il breve mandato di Antonio Mansi terminava dopo appena un anno, nel 1897, con l'elezione del sindaco Raffaele Conte, figlio di Carmine e Carmela Polverino.

Fratello del parroco di Torello, Don Luigi Conte, aveva sposato nel 1874 l'insegnante elementare Maddalena Brozzini, originaria di Valentano, nel viterbese. Fu sindaco di Ravello per due mandati, dal 1897 al 1901 e dal 1909 al 1917, e dovette affrontare le conseguenze del terribile nubifragio del 24 ottobre 1910, che danneggiava non solo molte strade comunali, ma anche centinaia di proprietà agricole: vigneti, oliveti e agrumeti.

Tra i due mandati di Raffaele Conte, dal 1902 al 1908, a ricopriva la carica di sindaco Luigi Cicalese, nativo del quartiere Casarossa, per 67 anni al servizio della Casa Reid e Lacaita di Palazzo Rufolo. In un articolo apparso nel 1929, dedicato ai giardini di Palazzo Rufolo, era descritto così: "Don Luigi Cicalese, figura popolarissima, singolarissima e simpaticissima di patriarca ravellese, nato nel 1852, da sessanta anni ha consacrato la sua vita a quest'opera prodigiosa di colori e di profumi, fra l'azzurro del cielo, il turchino del mare e lo smeraldo degli agrumeti; opera che interessa, attira, conquide italiani e stranieri i quali passano intere giornate a respirare gli effluvi del giardino incantato".

Per tali motivi, nel giugno del 1930, il commissario prefettizio di Ravello, Giuseppe Leonetti, segnalava al prefetto di Salerno l'opportunità del conferimento al Cicalese della Stella al Merito del Lavoro, con la seguente motivazione: "Simpatica ed onorata figura di cittadino, esempio mirabile di operosità, di diligenza, di attaccamento al lavoro e di mai smentita fedeltà alla Casa da cui dipende (Reid e Lacaita). Esempio ed incitamento a ben fare sulla via del lavoro".

Il riconoscimento gli veniva attribuito nell'ottobre successivo, mentre la cerimonia di consegna si teneva, domenica 11 gennaio 1931, a Palazzo Rufolo, alle presenza dei Sindacati, del Fascio locale, delle Scuole e di un considerevole numero di ammiratori italiani e stranieri. Mancava in quell'occasione Carlo Lacaita, che sarebbe giunto a Ravello solo nel marzo successivo.

Presso un'altra casata britannica dimorante a Ravello, aveva prestato la sua opera Nicola Mansi, primo cittadino di Ravello dal 1917 al 1926, il cui ricordo è legato alla vicenda costruttiva di Villa Cimbrone, commissionatagli, agli inizi del Novecento, da Ernest William Becket, Lord Grimpthorpe. A lui si deve pure il restauro della chiesa di San Michele di Torello, cominciato nel 1934, quando ne era parroco il figlio Raffaele.

Mentre ricopriva la carica di sindaco, il 26 settembre 1923, alle ore 9.30, esplodeva il polverificio di Antonio Acampora, in località Fiume. Giunto sul posto e avendo appreso dal figlio del proprietario che vi era ancora del personale all'interno dello stabile, entrava nella fabbrica, domava le fiamme e trasportava fuori le casse di polvere inesplose.

L'alto gesto eroico, con deliberazione di Giunta dell'1 novembre 1923, era segnalato all'autorità superiori e sottoposto all'esame della Commissione Reale, alla fine del 1924.

Al termine della sindacatura di Nicola Mansi e dopo il brevissimo mandato di Bonaventura Ruocco, il governo fascista sostituiva gli organi comunali con la figura podestà, di nomina regia, in esecuzione della legge 4 febbraio 1926, n. 237 e del successivo Regio Decreto Legge 2 settembre 1926, n. 1910.

Il mandato podestarile più longevo era quello di Francesco Colavolpe, cui si deve il trasferimento della residenza municipale dal Convento di San Francesco a Palazzo Tolla.

Il 19 aprile 1931, infatti, su suggerimento del Barone Giuseppe Compagna, le due comunità religiose francescane della Città presentavano domanda di permuta al Podestà di Ravello, proponendo di riscattare tutto il convento, anche la parte occupata dal Municipio, con l'offrire all'Amministrazione Comunale "Casa di Tolla".

Il 25 aprile il Podestà deliberava di procedere alla permuta e il 28 luglio era firmato il contratto, approvato dalla Prefettura il 17 settembre successivo. Alla stipula erano presenti: P. Francesco M. Proto, P. Giuseppe M. Palatucci, P. Luca M. Santoro, Sig. Antonio Camera, il Segretario Comunale Icilio Biondi, il Podestà Colavolpe, il Barone Giuseppe Compagna e il Dott. Vincenzo D'Amato.

La nuova sede municipale, dopo gli opportuni interventi di restauro e manutenzione, era inaugurata solennemente il 25 gennaio 1932.

Dopo quasi un ventennio di governo commissariale e podestarile, il ripristino delle istituzioni democratiche a Ravello cominciava nel 1944, non solo per gli effetti del Regio Decreto Legge 4 aprile 1944, n. 111, ma anche grazie all'opera dei generali Mark Wayne Clark ed Edgar Erskin Hume.

Primo atto era la nomina del sindaco, nella persona di Salvatore Mansi, e della giunta municipale. Gli succedeva, nel 1945, Carmine Farace.

Agli inizi dell'anno successivo, il Decreto Legge Luogotenenziale7 gennaio 1946, n. 1, prevedeva, dopo oltre vent'anni, la ricostituzione delle amministrazioni comunali su base elettiva. L'art. 19 di quel decreto stabiliva che il Prefetto, d'intesa col primo presidente della Corte d'appello, avrebbe fissato la data dell' elezione per ciascun Comune. Tale decreto, per Ravello, era emanato il 23 gennaio successivo, fissando al 17 marzo la data delle elezioni comunali.

L'esito delle elezioni del 17 marzo 1946, cui parteciparono 1499 elettori, in maggioranza donne, chiamate per la prima volta ad esercitare il diritto di voto, vedeva l'affermazione dei candidati consiglieri della lista democristiana, e la conseguente elezione a sindaco di Alfonso Gargano, scelto con 16 voti nella seduta del Consiglio Comunale del 30 marzo, data in cui veniva eletta anche la Giunta Municipale.

La ‘consegna' dell'amministrazione comunale tra il sindaco uscente, Carmine Farace, e quello entrante, Alfonso Gargano, avveniva il successivo 5 aprile.

Il ripristino delle istituzioni democratiche poteva dirsi completato.

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