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Tu sei qui: Cronaca, Notizie, LifestyleOmicidio di Ravello, 21 dicembre processo in Cassazione per Enza Di Pino

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Omicidio di Ravello, 21 dicembre processo in Cassazione per Enza Di Pino

Scritto da (Redazione), mercoledì 29 agosto 2018 09:19:22

Ultimo aggiornamento giovedì 10 gennaio 2019 13:23:46

Fissato per il 21 dicembre prossimo, dinnanzi alla prima sezione penale della Corte di Cassazione, l'udienza finale del processo contro Vincenza Di Pino accusata, in concorso con Giuseppe Lima, dell'omicidio di Patrizia Attruia, avvenuto a Ravello nel marzo del 2015.

La donna, che inizialmente si era autoaccusata dell'omicidio, in primo grado condannata a 23 anni di reclusione (su una richiesta iniziale della Pubblica accusa sostenuta dalla dottoressa Cristina Giusti di condanna all'ergastolo) ridotta, in appello, a 9 anni di reclusione ed ammessa agli arresti domiciliari per la minima partecipazione al fatto. Il processo partì con l'accusa pesantissima di omicidio volontario premeditato con la Di Pino rea di aver somministrato alla vittima tranquillanti per poterla ucciderla senza difficoltà. Impianti accusatori annientati nelle due fasi del giudizio dal lavoro instancabile del tema dei legali dell'avvocato Marcello Giani con Stefania Forlani e il supporto costituito da Alessandro ed Adriana Giani, con la collaborazione della coordinatrice di segreteria Luciana Caiola.
Per l'udienza di cassazione ci si affiderà alla collaborazione scientifica del professor Gaspare Dalia della cattedra di Procedura Penale dell'Università degli Studi di Salerno

I temi sottoposti all'attenzione del Supremo Collegio sono sostanzialmente concentrati sulla regolarità delle indagini che ad avviso della difesa ne avrebbero viziato i risultati. Particolare attenzione sarà posta alle conclusioni della consulenza tecnica del Pubblico Ministero affidata ai dottori Zotti, Mirabella e Pecoraro che già nella parte iniziale del processo furono sottoposti ad un durissimo attacco della difesa che rilevò gravi anomalie nella ricostruzione effettuata dai consulenti tecnici sulla base di una perizia affidata a cattedratici dell'Università di Tor Vergata. I periti, infatti, stabilirono che le ricostruzioni presuntivamente farmacologiche erano assolutamente inesatte al punto che la pubblica accusa fu letteralmente costretta a ridimensionare l'accusa. Giani e la Forlani sono convinti dell'innocenza della loro assistita.

A uccidere Patrizia non fu Enza. Da sola non avrebbe potuto eliminare la sua "antagonista". A condannare da subito la povera donna, purtroppo, le sue stesse dichiarazioni rese la sera del 27 marzo quando si autoaccusò del delitto, per poi ritrattare, qualche settimana dopo, in un interrogatorio effettuato in carcere, nel quale riconobbe di essere stata costretta da Giuseppe Lima ad autoaccusarsi sotto minaccia. Altro che corpo ritrovato per caso dopo due giorni all'interno della cassapanca! Quel tempo fu necessario al Lima per esercitare terrorismo psicologico sulla povera Enza - tipica sindrome di Stoccolma - . Patrizia venne uccisa nella serata del 25 marzo al suo ritorno dal bar sotto casa. Aveva sorpreso il suo compagno, Peppe, a letto con Enza (i tre vivevano nella stessa abitazione da diversi mesi) e ne scaturì un momento di follia che portò a una violenta colluttazione e alla successiva morte della scafatese. Ma non per mano della Di Pino. Non fu lei a sferrare il colpo mortale alla sua antagonista in amore. Per il Lima, che inizialmente fu soltanto accusato di occultamento di cadavere rimanendo in libertà per quasi due anni, il concorso in omicidio prima e ora l'accusa, pesantissima, di aver assassinato la sua donna.

Condannato, lo scorso 21 maggio, a diciotto anni di reclusione, perché ritenuto responsabile - in concorso - dell'omicidio "volontario aggravato".

La povera Enza, che ha già scontato tre anni di carcere, ha avuto l'unica colpa di aver ospitato in casa propria, all'inizio dell'inverno 2014, quella coppia di amici che viveva di stenti in una baracca poco distante. Definita una "spietata e cinica calcolatrice" (si leggeva nelle carte processuali), quando in realtà è ed è stata soltanto un'ingenua, figlia adottiva vissuta per gran parte della sua vita con la sola madre tra i cani e la terra, in un'abitazione fatiscente. Una donna che a cinquant'anni non possedeva una significativa cultura e non conosceva ancora il mondo (non sapeva cosa fosse un cubetto di ghiaccio sic!).

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